EDITO 5: Parità uomo-donna  
Resta “buia“ in Ticino l’altra metà del cielo. Donna che nella professione giornalistica non riesce, ancora, a raggiungere i piani alti. Direttori, vice, capiredattori: tutte cariche che nella Svizzera italiana sono oggi ricoperte quasi esclusivamente dal sesso forte. Pochissime le eccezioni, tanto da poterle contare sulle dita di una mano. Nella carta stampata, così come in televisione o in radio, la donna continua ad assumere un ruolo di secondo piano e quando, infine, riesce ad emergere le sono affidate responsabilità in settori considerati “rosa” quali la cultura (è il caso di Paola Pettinati, a La Regione, e di Manuela Camponovo al Giornale del Popolo). Più in su è nei quotidiani, Matilde Casasopra, responsabile redazionale delle cronache regionali al Corriere del Ticino, testata ad ogni modo “orfana” di rappresentanti femminili in diversi settori.
Un’assenza di cui ne sa qualcosa Monica Piffaretti, unica direttrice, per ora, nella storia dei mass media a sud delle Alpi. Era il 1993 quando fu chiamata alla poltrona più prestigiosa di via Ghiringhelli a Bellinzona. A La Regione Ticino ci restò per due anni. Poi la famiglia la chiamò… “Probabilmente ero una mosca bianca più dal punto di visto statistico che mentale – risponde ai nostri interrogativi. – Già negli studi avevo deciso di seguire un corso, economia, prettamente maschile. Oggi lo è meno. L’essere stata, per la categoria, la seconda donna in Svizzera non mi ha provocato particolari problemi. Continua ad ogni modo a dispiacermi il fatto che le colleghe fatichino ad avere ruoli dirigenziali”.
Una mancanza che non significa volontà di affermazione a tutti i costi, di smania di potere, di volontà di eguaglianza uomo-donna punto e basta. La donna, se considerata maggiormente, potrebbe, infatti, apportare altre forme di talenti e sensibilità; e non solo una bella “statuina” per lo schermo del TG. Ci guadagnerebbero gli stessi mass media in fatto di contenuti, di forme diverse di lettura delle notizie, di sollecitazioni verso i lettori. “La donna nelle redazioni può significare un diverso modo di leggere la società, pensiamo alle molte svolte epocali a cui assistiamo in questi ultimi anni – non manca di annotare la giornalista – sfide e traguardi guardate con l’occhio femminile possono portare a commenti diversi, ad altri pareri e riflessioni. Credo che, dunque, sia un fattore negativo per tutti”. Donna che potrebbe decidere una scaletta delle notizie magari diversa, potrebbe trovare spunti preziosi per una riflessione più sensibile a temi quali l’economia, i rapporti fra Stati, la guerra.
Perché, quindi, non c’è ancora questa apertura? Colpa solo della mentalità maschilistica tuttora in auge nei Paesi latini o anche la scelta, più o meno volontaria, della famiglia? Perché, a ben vedere, quelle che ce “l’hanno fatta” appartengono perlopiù alla categoria delle single o delle non-madri. “La professione giornalistica non è facile – ammette Monica Piffaretti – gestire e combinare la redazione con gli affetti, in particolar modo con i figli, non è per niente semplice. I due anni da direttrice sono stati “duri”, di notte mi alzavo e di notte finivo… Era una vita con le valigie in mano: casa, nonni, redazione e ritorno. La carriera resta, quindi, un problema di scelta”. Una scelta che deve fare i conti con i sensi di colpa che attanagliano ogni donna (che quando è al lavoro pensa alla casa e quando è a casa pensa alla redazione), con l’impronta maschilista che guarda con favore al solo capofamiglia per un ruolo di rilievo nella professione. “Quello che mi ha aiutato – ci confida infine la nostra interlocutrice – è che i figli e il giornale hanno lo stesso stile: improvvisazione, stravolgimenti della giornata, comprensione e accorta lettura degli eventi quotidiani”. Senza contare, come fra i più piccoli della prole, le invidie e le gelosie tra colleghi. Soprattutto se donne!


Cristina Ferrari
 
EDITO 4: Una vita da precario  

Una vita da precario: è una condizione sempre più diffusa nel mondo dei media della Svizzera Italiana. È vero, il Ticino è un caso addirittura mondiale per densità di pubblicazioni ed emittenti (3 quotidiani, radio e televisione pubblica, radio e televisioni private, una miriade di riviste e settimanali), ma questo porta con sé anche i fenomeni deteriori. Per i giornali i collaboratori esterni sono una necessità, per radio e televisione i precari sono diventati una massa di manovra facilmente eliminabile in caso di difficoltà finanziarie. Quanti sono? In che condizioni lavorano? Chi approfitta di loro? Stiamo lavorando a un’inchiesta sul tema, ma per farlo occorrono testimonianze, dati, fatti. Muoversi nel mondo del sommerso è complicato, perché i protagonisti non vogliono parlare, ne va del loro lavoro (precario). Allora abbiamo cominciato a raccogliere voci. Ve le proponiamo sotto forma di storie paradigmatiche, che riassumono una condizione. Non potevamo rischiare che qualcuno venisse riconosciuto e pagasse la voglia di denunciare una situazione inaccettabile.

"Squilla il cellulare. È la redazione. “Pronto? Sì, sabato sono libero, anche domenica. È per una conferenza? Ah, un convegno…quindi, sì, dura tutto il pomeriggio.. e poi? Ah, anche una premiazione la sera. Devo seguire tutto? Certo, una cronaca dell’evento completo…poi vengo in redazione domenica per scrivere l’articolo come al solito? Sì, al limite comincio a casa e poi continuo in redazione. Va bene, grazie mille”.

Lavoro come collaboratore esterno per un quotidiano ticinese e questo è l’impegno usuale che mi viene richiesto: un articolo di 80-100 righe riferito ad un evento o una conferenza che devo seguire. Non è facile la vita del collaboratore esterno in Ticino, per due motivi: la concorrenza e la retribuzione. Il nostro Cantone è un microcosmo e, nonostante l’alta densità di mass media, gli aspiranti giornalisti provenienti dall’Università di Lugano e da altre università sono tanti rispetto alle reali opportunità di impiego. Ottenere un accordo di collaborazione è quindi un grande traguardo, che permette di acquisire esperienza “sul campo”.

Chi supera questo primo ostacolo si trova però confrontato con un secondo problema: le retribuzioni, che sono spesso inferiori ai minimi previsti dal Regolamento sui salari. Per un pezzo di un’ottantina di righe i quotidiani pagano circa 60-80 franchi, che è poco se si considera che in media un servizio richiede almeno 2-3 ore di lavoro, fra la durata dell’evento da seguire e la redazione dell’articolo. Il conteggio si basa infatti sulla lunghezza del testo e non sulle ore di lavoro. Secondo il regolamento un collaboratore dovrebbe invece essere pagato almeno 50 franchi all’ora. Inoltre alcuni non rimborsano nemmeno le spese e quindi offrire un caffè all’intervistato è affar tuo. Secondo voi, in queste condizioni, come faccio ad andare a vivere da solo?"

“Ogni giorno attaccato al telefonino, non puoi prendere appuntamenti, pensare di andartene un paio di giorni è impossibile. Sì, perché la ditta può chiamarti in ogni momento e dirti: “C’è un servizio per la tal rubrica, tra un’ora all’entrata, ne avete fino a questa sera.” Inutile chiedere di che cosa si tratta, si salta in macchina, si vanno a prendere microfoni e telecamere e, se tutto va bene, durante il viaggio il giornalista ti dirà che cosa bisogna fare. Io sono tecnico del suono e quindi sono quello meno pagato del gruppo, però ci tengo a che tutto sia fatto bene, devo avere i microfoni giusti per ogni evenienza. Non è che basta prenderne uno o due, poi magari scopri che l’intervistato ha la voce roca o è anziano e allora devi filtrarlo. Arrivo in ditta e incontro quella ragazza simpatica che fa la titolista, mi sembra. Oppure è una montatrice? Anche lei non è messa benissimo: la chiamano all’ultimo momento, le cambiano i turni, la parola pianificazione non esiste proprio. Lavora per la ditta, ma la impiegano solo in tv. Ogni volta che legge qualche cosa su tagli e risparmi sa che potrebbe toccare a lei. Immaginate con che spirito si va al lavoro. E poi c’è la paga, che arriva, certo che arriva, anche se qualche volta passa qualche giorno o settimana di troppo. Solo che di quel che paga la televisione alla ditta ne arriva solo una parte. Spese amministrative, gestione del personale, contributi vari. Alla fine mi trovo sul conto tra il dieci e il venti per cento della paga giornaliera, che già non è altissima. Protesta, mi dicono gli amici. Facile a dirsi, poi però improvvisamente vedi in ditta un ragazzetto alle prime armi e le tue chiamate diminuiscono. Scopri che certi servizi li fa lui (deve imparare, dice il capo) e tu sei sempre meno impiegato. Prendete quest’estate: mi dicono di stare a disposizione, io salto le vacanze e finisce che lavoro tre giorni al mese. Sì, posso andare al lago o in montagna, ma poi chi paga le bollette alla fine del mese? Fammi andare, che sono già in ritardo e chissà dove avranno cacciato l’alta frequenza. L’avrà presa il ragazzo giovane, già ma lui non mette mai a posto il materiale. In fondo non ha tutti i torti, mica ti pagano le ore di sistemazione del materiale.

 

 

Giorgia Reclari

 
EDITO 3: Giù le mani...dal Ticino  
Le misure di risparmio della SSR-SRG annunciate in giugno hanno suscitato nella Svizzera italiana un acceso dibattito sul ruolo dell’ente radiotelevisivo nelle dinamiche di sostegno a manifestazioni e istituzioni culturali. Si prospetta forse un ripensamento della posizione dell’intera regione rispetto al resto della Svizzera?

Giunta puntuale come era stata annunciata, la pubblicazione dei provvedimenti di risparmio previsti dalla SSR-SRG-Idée Suisse per risanare il debito dell’azienda ha scatenato un vero e proprio temporale estivo nella Svizzera italiana, riaprendo il dibattito sulla gestione della politica culturale nell’ambito pubblico, privato e parapubblico. Alcune misure infatti colpiscono, seppure con intensità e modalità differenti, realtà culturali fra quelle di maggior rilievo della Svizzera italiana: l’Orchestra della Svizzera italiana (OSI), l’Estival Jazz e il Festival internazionale del Film di Locarno. Nel primo caso si tratta di una decisione, negli altri due di ipotesi, legate all’evoluzione del mercato pubblicitario.
La disdetta del contratto con la Fondazione dell’OSI, che prevede il taglio dal 2013 di 2 milioni sul totale di 3,5 versati annualmente all’Orchestra, ma il mantenimento (con disponibilità all’aumento) dei contratti per la produzione di concerti, è inserita nel primo pacchetto di misure, quelle più urgenti. Immediata la reazione di condanna proveniente da più fronti, in particolare dal mondo politico. Forse il sapore di intervento centralista pilotato da Berna evoca fantasmi di fresca memoria (vicenda delle Officine di Bellinzona). Non è quindi un caso che i sostenitori dell’OSI abbiano parafrasato l’ormai famoso slogan “Giù le mani dalle officine”, anche se qui non si parla di chiusura.
Altrettanto immediato e acceso è sorto il dibattito sulle modalità di sostegno alla cultura, che vede i protagonisti rimbalzarsi la palla da un campo all’altro nella designazione di eventuali nuovi partner. Il Cantone ha confermato la sua partecipazione di 3,5 milioni, ma senza aumenti; la direzione dell’OSI pensa ai privati; tutti infine guardano speranzosi alla Città di Lugano - sede dell’Orchestra e del futuro Polo culturale – il cui Municipio per primo si è mobilitato contro quelle che ha definito “decisioni che penalizzano la Svizzera italiana e il federalismo culturale”. È stato seguito nelle sue rivendicazioni anche dal Cantone, che ha inoltrato una richiesta alla SSR-SRG affinché riesamini la proposta di riduzione dell’impegno. Ma la condizione di minoranza linguistica che caratterizza la Svizzera italiana “non deve più essere soltanto un privilegio grazie al quale ricevere aiuti” replica Dino Balestra, direttore della RSI, che ricorda come l’OSI sia l’unica orchestra svizzera a beneficiare di contributi così elevati dalla SSR e sottolinea la necessità per la Svizzera italiana di “percorrere la strada verso la convergenza dei finanziamenti fra pubblico e privato” all’insegna di un “federalismo attivo”.
Meno pessimisti sono invece i responsabili delle altre due manifestazioni culturali, per cui la rinuncia del sostegno rientra nel secondo pacchetto di misure ed è quindi meno urgente. Marco Solari, presidente del Festival di Locarno – che ha appena incassato il sostegno di UBS fino al 2012 – si dichiara relativamente ottimista: “In tempi di crisi gli sponsor si concentrano sulla qualità artistica e organizzativa, in questo senso il Festival corre meno rischi di altri”. La presenza della RSI ad Estival Jazz è invece garantita fino al 2012. “Fra 3 anni vedremo se la situazione sarà ancora così negativa,” rileva Andreas Wyden, uno degli organizzatori. “Estival dipende da più partner e le sue dimensioni relativamente ridotte permettono una maggiore flessibilità e un più rapido adeguamento ai cambiamenti”.
Se le misure preventivate dalla SSR-SRG permettono di evitare per il momento tagli al personale “limitandosi” al congelamento degli stipendi (Ma i bonus? Chiedono in molti), la situazione non consente di proseguire senza cambiamenti e i sacrifici si impongono. E forse, di conseguenza, si rende ancora più attuale l’ipotesi di un ripensamento, più in generale, del ruolo della Svizzera italiana nei confronti del resto del Paese.


Giorgia Reclari
 
EDITO 2: La giornalista, il ministro e l’intervista impossibile  
L’intervista di una giornalista della RSI a Pascal Couchepin, terminata con una reazione di grande irritazione del ministro rappresenta un significativo esempio dell’evoluzione del giornalismo di inchiesta e della necessaria ridefinizione dei rapporti tra media e politici.

Non ha avuto uno svolgimento pacifico l’intervista condotta dalla giornalista della RSI Serena Tinari al Consigliere federale Pascal Couchepin nell’ambito dell’inchiesta della trasmissione “Falò” sulla medicina complementare. Un tema sul quale Couchepin ha da sempre chiaramente preso posizione in modo univoco e sul quale è sempre stato particolarmente sensibile. Secondo i risultati dell’inchiesta di “Falò” sui retroscena della decisione di escludere cinque discipline complementari dall’assicurazione di base, vi sarebbe una differenza sostanziale fra l’ultima bozza del progetto PEK (il progetto di valutazione della medicina complementare) e la versione definitiva: nella bozza tre discipline sarebbero ritenute come idonee all’inclusione, ma nel rapporto ufficiale su cui si è basato Couchepin l’indicazione sarebbe stata esclusa, nonostante la ricerca avesse portato a questi risultati. “È una leggenda” ha affermato Couchepin nel corso dell’intervista. E all’insistenza sull’argomento da parte di Serena Tinari ha reagito con grande irritazione, perdendo il controllo e intimandole “Se ne vada. Lei non è professionale. Non torni mai più nel mio ufficio!”. Una reazione “inammissibile per un ministro” secondo la giornalista, “comprensibile” per il capo dell’Ufficio comunicazione del dipartimento Jean-Marc Crevoisier, presente durante l’incontro, che precisa “Serena Tinari non aveva un atteggiamento aggressivo, ma insisteva su un rapporto di cui noi non eravamo a conoscenza. Sono le conclusioni del rapporto finale che fanno fede”. Per Crevoisier porre ripetutamente la stessa domanda dopo aver già ottenuto una risposta significa “lavorare basandosi solo su dei preconcetti».
Questo episodio ha avuto una conclusione pacifica, suggellata da una stretta di mano, ma può essere comunque interpretato secondo Serena Tinari, come sintomo di una tendenza generale: “una progressiva riduzione del giornalismo di inchiesta, dovuta alla mancanza di tempo e di risorse delle redazioni”. Con l’evoluzione generale dell’informazione, che a causa della concorrenza crescente mira sempre più alla rapidità, le redazioni si concentrano quasi esclusivamente sulla cronaca e ai giornalisti manca spesso la possibilità di approfondire. “Di conseguenza un’inchiesta suscita reazioni di sorpresa e irritazione, perché è più rara e inattesa”. Ma c’è anche un altro aspetto legato all’evoluzione dell’informazione e all’avvento dei nuovi media. “La forte integrazione che fino a pochi anni fa esisteva fra media e politica si è allentata” sottolinea il politologo Oscar Mazzoleni, responsabile dell’Osservatorio della vita politica di Bellinzona. “I rapporti tra politici e giornalisti sono meno scontati. L’accesso a molte più informazioni rispetto al passato, fa dell’incontro fra politici e giornalisti un momento più incerto e imprevedibile, dove possono emergere più facilmente malintesi e sospetti”. Da un lato, il processo di personalizzazione della politica rafforza l’individualità del politico, “ma dall’altro rende la sua reputazione più vulnerabile. Dal canto loro, i giornalisti sono oggi più di ieri di fronte ad un pubblico volubile, di cui devono catturare l’attenzione con notizie sempre nuove e accattivanti”, conclude Mazzoleni. È in corso una ridefinizione dei ruoli e una ricerca di nuovi equilibri. Non c’è dubbio che le possibilità della nuova informazione di far emergere verità anche scomode sono aumentate “Sta ai giornalisti sfruttarle adeguatamente” ricorda Serena Tinari.


Giorgia Reclari
 
EDITO 1: Media ticinesi: un futuro… tripartito?  
Perdita del pluralismo e appiattimento dell’informazione oppure rafforzamento delle voci presenti nella regione? Secondo gli operatori del settore giornalistico è ancora presto per vedere i risultati concreti dei recenti accentramenti avvenuti fra i media ticinesi sia nel settore pubblico sia in quello privato.

“Siamo preoccupati” afferma Rocco Bianchi, presidente di Comedia e redattore del Corriere del Ticino, “ma per il momento in Ticino non assistiamo a fenomeni pericolosi come quelli in atto nel resto della Svizzera. Abbiamo ricevuto assicurazioni da parte degli editori, finora rispettate. Ma, visto il periodo, la guardia resta alta e siamo pronti a reagire in caso di violazioni”. Il dibattito sull’accentramento dei media, acceso da mesi, è stato ravvivato dal recente annuncio della nuova collaborazione fra il quotidiano laRegione Ticino di Bellinzona e l’emittente radiofonica Radio Fiume Ticino di Locarno. Il progetto, come sottolinea Giacomo Salvioni, direttore di Regiopress, intende “preservare il pluralismo dell’informazione, minato dagli accentramenti in corso fra altri media privati”, Annotazione polemica nei confronti del grande rivale. La nuova collaborazione nasce infatti come risposta alla creazione nel novembre 2008 della TImedia Holding SA, una società che riunisce TeleTicino, Radio3i e il portale Ticinonews in un unico polo informativo con sede a Melide.
Salvioni parla di difesa della pluralità delle voci, ma, come presidente degli editori, dice no a negoziati per il contratto collettivo, strumento-chiave per la difesa della qualità dell’informazione. “Il CCL non c’è, questo è vero, ma noi ne rispettiamo le norme e non ci muoveremo fino a quando non giungeranno segnali dalla Svizzera tedesca.”
Le nuove realtà multimediali suscitano però parecchie perplessità: appiattimento e qualità al ribasso sono le accuse ricorrenti. La concessione dell’UFCOM vieta infatti gli accorpamenti redazionali, “ma di fatto noi lavoriamo spesso per tutti e tre i media” rivela Matteo Bernasconi, redattore di TeleTicino. “È una realtà dinamica a mio giudizio positiva” conclude. “Una situazione poco limpida in cui occorre fare chiarezza” denuncia Bianchi “dato inoltre che con la nuova legge TeleTicino e Radio3i beneficiano di maggiori pubbliche”.
“Nessuna violazione: l’autonomia delle redazioni è garantita” ha invece dichiarato alla RSI Filippo Lombardi, amministratore delegato di TImedia. Clima più disteso invece al Corriere del Ticino: “Per ora godiamo di grande indipendenza” dice Bianchi. “Prova ne è il fatto che abbiamo lanciato un nuovo sito web, nonostante la presenza di Ticinonews”.
Stesso tono conciliante da parte dell’editore della Regione, anche se l’indipendenza non impedisce la proposta di appuntamenti comuni su entrambi i media e “forse in futuro non si esclude un interscambio fra giornalisti radiofonici e del quotidiano” rivela Salvioni.
L’unificazione fra radio e tv è invece una realtà concreta già da alcuni mesi per l’informazione regionale della RSI, nell’ambito del processo di convergenza, previsto anche sul piano nazionale alla SSR. In questo caso il timore è che faccia parte di un piano di risparmio, viste le difficoltà del mercato pubblicitario. “L'unificazione dell'informazione è fatta per migliorare la qualità della nostra offerta, non per ridurre il personale” rassicura Edy Salmina, responsabile del settore informazione RSI. “Vogliamo essere più presenti e più rapidi nella reazione su tutti i media (internet, radio, tv) e mai come in questo caso, l’unione fa la forza.”
Le armi per la battaglia sono affilate, le dichiarazioni di intenti sono rassicuranti, ai giornalisti il compito di vegliare affinché i progetti di accentramento non diventino il classico specchietto per le allodole.


Giorgia Reclari
 
Premio Giornalistico Gaspare Barbiellini Amidei  
Seconda Edizione del “Premio Giornalistico Gaspare Barbiellini Amidei”.


PDFlocandina_PremioGGBA_2009_1, 226.8 KB
 
Premio ATG-Impressum/Cornèr Banca 2007/2008  
Folto pubblico alla cerimonia di assegnazione dei Premi giornalistici ATG (Associazione ticinese dei giornalisti) – Cornèr Banca tenutasi all’Hotel Splendide Royal. La consegna dei premi, giunta alla quarta edizione, è stata preceduta da un interessante incontro con Piero Ottone, giornalista e scrittore, già direttore de “Il Secolo XIX” e de “Il Corriere della Sera”, editorialista e membro del Consiglio d’amministrazione de “La Repubblica”. Ottone è oggi considerato uno dei massimi esponenti del giornalismo italiano ed europeo. Sei i giornalisti premiati nelle quattro categorie (servizio televisivo, articolo giornalistico, servizio radiofonico, fotografia cronaca e fotografia sport) e due le menzioni speciali (per la fotografia e per i media scritti).




Da sinistra:
Signor Cornaro della Corner Bank, Alessandro Crinari (fotografo), Gabriele Putzu (fotografo), Piero Ottone (giornalista), Oliver Broggini (giornalista), Lara Montagna (giornalista), Mariano Snider (giornalista), Flavia Bacciocchi (giornalista), Marco Blaser e Cristina Ferrari (Presidente ATG),





Lara Montagna (RSI) con Ruby Belge (pugile)




Maurizio Canetta (giornalista), Lara Montagna (giornalista) e Ruby Belge (pugile)


Servizio televisivo:
FLAVIA BACCIOCCHI (giornalista)
Mariano SNIDER (regista)

"LA FATICA DI VIVERE"

in onda il 24 gennaio 2008 nel rotocalco televisivo FALÒ della TSI.

Flavia Bacciocchi e Mariano Snider hanno realizzato con coraggio, ma anche con esemplare sensibilità, il delicatissimo tema del suicidio: una realtà purtroppo sempre più diffusa anche nel nostro paese. Le statistiche indicano infatti che nel 2007, in Svizzera, oltre 1300 persone si sono tolte la vita. Il suicidio è quindi diventato, tra i giovani al di sotto dei 35 anni, la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Nell'affrontare questo tema gli autori hanno pure individuato(incontrato?) un ragazzo che parecchi anni fa ha tentato di togliersi la vita e che, nell'incontro con Bacciocchi e Snider, ha avuto la forza di ricordare questa angosciante pagina della sua esistenza. Un essere umano che ha superato il baratro per trovare, anche grazie ai genitori, la necessaria fiducia per affrontare il futuro. "LA FATICA DI VIVERE" si è rivelato un prezioso momento di informazione non urlata, un momento di riflessione "controcorrente", per parlare del disagio sociale, delle delusioni, della disperazione che possono condurre al gesto estremo. Con serenità viene affrontato un tema solitamente coperto da un composto silenzio per evitare ogni stimolo di emulazione ma che attraverso una commovente testimonianza ha pure indicato le possibili vie da percorrere per evitare che, anche nella realtà della Svizzera italiana, venga scelta la drammatica e definitiva rinuncia all'esistenza.


Reportage radiofonico:
LARA MONTAGNA

“RUBI, L’AVVICINAMENTO AL MATCH MONDIALE”
Trasmesso il 19 dicembre 2007 in “Baobab” – Rete 3 RSI

Il premio per il miglior documentario radiofonico va a Lara Montagna per “Rubi, l’avvicinamento al match mondiale”, dedicato al campione di pugilato Roberto “Rubi” Belge.
L’atleta viene seguito nell’ultimo mese di allenamento, prima della conquista –nel luglio 2007- della cintura di campione del mondo IBC nei pesi welter, a 100 anni dalla precedente vittoria mondiale elvetica..
Diffuso dalla Rete 3 della RSI questo documento è una sorta di diario fresco, rapido, mai venato di retorica della quotidianità di un pugile motivato, modesto, determinato, che è profondamente rimasto un “ragazzo di Pregassona”.
Un incontro radiofonico avvincente, caldo e “vero”, che si arricchisce delle testimonianze dell’allenatore-amico Federico Beresini, del pugile avversario Viktor Sydorenko e di amici e sostenitori di Rubi.
Il ritratto di Roberto Belge acquista ulteriore risalto dalla conferma del suo titolo a Lugano, il 27 dicembre del 2008.

Laudatio per
OLIVER BROGGINI /Corriere del Ticino
la serie di articoli dedicati al tema

“LOCARNO CITTA’ BRUTTA”


Con grande fiuto, e soprattutto rispetto per i lettori, il redattore della cronaca di Locarno coglie al volo l’importanza di una lettera inviata al suo giornale. Lettera che diventa scintilla di un necessario quanto sentito dibattito sul presente e il futuro della città: imbruttita o apparente tale? Il fitto dibattito - con innumerevoli interventi di qualità dalle più diverse e fra loro interagenti prospettive - supera i confini della cronaca più spicciola: cresce, avvince e si fa culturale, toccando con intelligenza anche interrogativi di fondo sull’Uomo moderno e il suo vivere nel difficile rapporto fra conservazione e innovazione. La serie, con articoli, opinioni e commenti, dimostra che, là dove ci sono attenzione, professionalità e passione, anche nel giornalismo che si occupa (e preoccupa) delle piccole nostre cose ci può essere il grande. Dalle pagine regionali il tema sui destini di Locarno è pure rimbalzato oltralpe: altro segno che il bersaglio è stato centrato.

Menzione per i media scritti a: Danilo Mazzarello (Terra Ticinese)




Fotografia settore Sport
GABRIELE PUTZU - Agenzia TI-Press per
la foto che immortala l’esultanza dei giocatori dell’AC Bellinzona durante la partita (giocata il 27 febbraio 2008) vinta ai rigori in Coppa Svizzera contro il Neuchatel Xamax.

Il fotografo ha posato il suo obiettivo verso i compagni in attesa mentre il giocatore designato metteva a segno il rigore decisivo. Una scelta tecnicamente insolita (perché coglie l’aspetto non centrale dell’evento) ma proprio per questo originale ed efficace nel descrive il pathos del momento.




Fotografia settore Cronaca
ALESSANDRO CRINARI del Giornale del Popolo per
la foto del Consigliere federale Hans Rudolf Merz

La foto è stata scattata il 18 gennaio 2007 all’Università della Svizzera Italiana di Lugano durante una conferenza stampa promossa in occasione dell’Assemblea dell’AITI. Il fotografo ha colto un momento particolare e quasi profetico: il Consigliere federale indica (certo involontariamente) due direzioni opposte, come se fosse confrontato con una scelta difficile. Cosa poi capitata per alcune vicende personali ed in seguito politiche.




Menzione speciale per la fotografia a: Samuel Golay (Ti-Press)


PDFLocarno città brutta, 211.6 KB
 
Nuovo Presidente ATG  
Cambio ai vertici dell’Associazione ticinese dei giornalisti (sezione di Impressum). Ieri sera, nel corso dell’assemblea ordinaria, Maurizio Canetta, dopo quattro anni di presidenza, ha ceduto il testimone a Cristina Ferrari. Canetta continuerà comunque a far parte del comitato dell’associazione.
















Ha lasciato invece Aldo Bertagni dopo oltre vent’anni di militanza. Nei confronti dei due sono stati espressi i ringraziamenti per l’impegno profuso a favore della categoria.



Nel corso dell’assemblea è stata manifestata preoccupazione per la mancanza di un contratto collettivo di lavoro (non rinnovato dagli editori a livello nazionale tre anni fa) e per la difficoltà a “mobilitare” la categoria. Soddisfazione è stata invece espressa per l’organizzazione dei Corsi di giornalismo, nella loro nuova formula, molto frequentati e che hanno suscitato l’interesse di chi si è avvicinato da poco alla professione.

Infine, si ricorda che lunedì 16 marzo (dalle 18.00), all’Hotel Splendide di Lugano, si terrà la cerimonia per la consegna dei premi giornalistici ATG, organizzata grazie alla collaborazione della Cornèr Banca. Ospite il giornalista e scrittore Piero Ottone.
 
Assemblea annuale ordinaria  
L'Assemblea annuale ordinaria è convocata:

Giovedì 5 marzo 2009 - ore 20.30 - Hotel Colorado - Lugano


Ordine del giorno:

1. Apertura e saluto

2. Nomina scrutatori

3. Approvazione verbale ultima assemblea (allegato)

4. Relazione presidenziale

5. Discussione generale

6. Progetto nuovo magazine Impressum/SSM

7. Diritti d’autore sulle fotocopie (informazione)

8. Corsi di giornalismo 2008-2009

9. Rapporto Cassiere

10. Nomine di Comitato. Sostituzione Aldo Bertagni (dimissionario),
     sostituzione Maurizio Canetta (dimissionario dalla presidenza)


PDFOrdine del giorno, 42.3 KB
 
Agenda
Iscriviti a impressum-ATG

Tante promozioni e sconti.



atg impressum - associazione ticinese dei giornalisti , Via San Gottardo 65, CH-6900 Massagno. Tel. +41 (0)91 966 34 51, Fax +41 (0)91 966 34 51