Inchieste alla RSI su casi di malessere tra il personale

39 testimonianze raccolte, 18 inchieste effettivamente aperte, zero episodi di mobbing, bossing o di molestie sessuali. E cinque casi legati a conflitti sul lavoro e a violazione della personalità. Il tutto in una azienda con quasi 1100 posti di lavoro e decine di collaboratori esterni.

Come evidenziato dall’avvocata Nora Jardini Croci Torti – una delle due specialiste esterne che hanno gestito queste inchieste  - si tratta di una “quota molto bassa”, anche se va detto che forse non tutte le persone vittime di situazioni spiacevoli all’interno della RSI negli ultimi dieci o quindici anni hanno voluto esprimersi o trovato il coraggio per farlo.

Questo in sostanza il risultato delle inchieste interne aperte in seno alla RSI per far luce sui presunti casi di abusi. Al di là dei numeri, come Associazione salutiamo con soddisfazione la volontà della direzione dell’azienda di voler migliorare la propria cultura aziendale per ovviare alle lacune emerse e per migliorare sempre più la gestione dei conflitti.

Si tratta di un’inchiesta aperta circa un anno fa e sulla quale la nostra Associazione non si è mai voluta esprimere, proprio nel rispetto del lavoro di indagine in corso. A bocce ferme, e visti il numero esiguo di casi emersi, non possiamo non ricordare i toni usati negli scorsi mesi da chi anche dentro l’azienda  ha fatto nascere gravi sospetti e dubbi, ancora prima di conoscere i risultati dell’inchiesta. Toni forse voluti per spingere l’azienda ad agire ma che hanno portato diversi organi di stampa, in Svizzera e persino in Italia, a parlare di situazioni scandalose e di una RSI travolta da mobbing e affini. Una generalizzazione perlomeno imprudente che di sicuro ha portato danno all’azienda e alla stragrande maggioranza dei suoi dipendenti che, nel rispetto dei propri impegni, fa il proprio lavoro tutti i giorni. Vista la “quota molto bassa” dei casi emersi – pari a zero quelli da considerarsi gravi – una maggiore prudenza anche da parte del sindacato interno sarebbe stata più che opportuna.

Ciò detto sollecitiamo i vertici dell’azienda a continuare il cammino verso una cultura aziendale sempre più rispettosa e capace di valorizzare ogni singolo dipendente. Tenendo conto in particolare dell’apporto essenziale dato dal settore giornalistico, e questo nei settori dell’informazione, della cultura e dello sport. La cultura aziendale e il rispetto di ogni collaboratore – compresi coloro che lavorano con contratti interinali - rappresentano un elemento fondamentale per l’immagine della RSI, confrontata con diverse ardue sfide, a cominciare da quella della digitalizzazione. E con all’orizzonte la probabile iniziativa UDC che mira a dimezzare il canone radiotelevisivo.

Il comitato ATG

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