impressum Delegiertenversammlung

Se la stampa indebolisce la democrazia è un pericolo

Più i media locali si indeboliscono e meno marcata è la propensione dei cittadini ad andare a votare. È questo, ridotto ai minimi termini, il risultato di uno studio condotto in Svizzera da due politologi zurighesi: Christopher Goodman e Daniel Kübler. Una ricerca universitaria che giunge anche ad una seconda conclusione, affermando che i cosiddetti nuovi media – i siti internet d’informazione ad esempio – non riescono a compensare il costante calo del numero di testate registrato nel nostro Paese negli ultimi anni. In altri termini ciò significa che gli ingranaggi della nostra democrazia rischiano di incepparsi se il contesto mediatico svizzero si vedrà sempre più costretto all’angolo, malmenato anno dopo anno dalla rivoluzione digitale. Il 2018 si inserisce malauguratamente in questa tendenza, anzi l’ha persino accentuata. L’anno che sta per chiudersi ha visto, già a gennaio, la ristrutturazione dell’Agenzia telegrafica svizzera, con il taglio di 36 posti di lavoro. In maggio vi è poi stato il fallimento di Publicitas, specializzata su scala nazionale nella raccolta di pubblicità per la stampa scritta. Sempre in maggio, e come diretta conseguenza del tracollo di Publicitas, vi è poi stato il deposito dei bilanci del Giornale del Popolo, dopo oltre novant’anni di presenza nel dibattito pubblico del canton Ticino. Ma non è finita qui: in luglio il gruppo Tamedia ha chiuso la versione cartacea di Le Matin, storico quotidiano romando, in una regione che già nel 2017 aveva dovuto registrare il fallimento del settimanale l’Hebdo. In autunno infine il gruppo CH Media – nato dalla collaborazione tra la Neue Zürcher Zeitung e l’Aargauer Zeitung – ha annunciato il taglio di 200 posti di lavoro nel corso dei prossimi due anni. Insomma questo 2018 è stato un campo di battaglia, con un bilancio che sarebbe ancora peggiore se a questi macro-avvenimenti si aggiungessero anche i provvedimenti di portata minore che hanno comunque segnato altre realtà mediatiche del nostro Paese. Un’involuzione che ha principalmente una causa: il travaso di entrate pubblicitarie dalle testate tradizionali verso i cosiddetti global player, Google e Facebook in particolare. Basti dire che grazie al mercato elvetico nel 2017 Google ha incassato quasi un miliardo e mezzo di ricavi pubblicitari, più di quanto non sia riuscita a guadagnare la stampa svizzera nel suo insieme, che si era fermata a un miliardo e 117 milioni. Fatto che viene definito «una trasformazione fondamentale del paesaggio pubblicitario svizzero» nello studio annuale sulla qualità dei media in Svizzera, pubblicato lo scorso mese di novembre dall’Università di Zurigo. Una ricerca che riporta anche un’altra «trasformazione fondamentale», quella dovuta ai cosiddetti «deprivati di notizie». Si tratta di uomini e donne che fanno raramente capo ai mass media, e quando lo fanno prediligono l’informazione più spicciola e di bassa qualità. Nel nostro Paese questa categoria ha ormai raggiunto il 36% dei cittadini e ha conosciuto dal 2009 ad oggi la crescita maggiore rispetto ad altri gruppi di fruitori di mass media. Se poi ci si concentra sulla fascia di età cha va dai 16 ai 29 anni questa proporzione raggiunge il 53% delle persone coinvolte dallo studio sulla qualità dei media elaborato dall’Università di Zurigo. Nel 2017 dunque più della metà dei giovani si considerava scarsamente informato. Ma non solo: questi ragazzi non ritengono di doversi impegnare più di tanto per modificare la loro condizione. Non solo dunque il numero di testate diminuisce, non solo le entrate pubblicitarie finiscono sempre più nelle tasche di giganti come Google e Facebook, ma si registra persino un fossato crescente tra il mondo dell’informazione e quello dei giovani. Una realtà che riguarda e preoccupa anche la SSR, pure confrontata con le sfide della digitalizzazione. In questo contesto val la pena ricordare le parole che la consigliera federale Doris Leuthard ha pronunciato il 25 settembre scorso, il giorno in cui ha annunciato le sue dimissioni dal Governo. La signora Leuthard, che è ancora per pochi giorni la nostra ministra della comunicazione, ha ribadito l’importanza fondamentale della stampa e di tutti i media per la promozione del dibattito democratico nel nostro Paese. Senza media, dunque, democrazia in pericolo. Un messaggio che andrà ripetuto con forza nel corso anche dell’anno che sta per iniziare, anche da associazioni di categoria come l’Associazione ticinese dei giornalisti. Per cercare di invertire la rotta e per dare in particolare alla stampa scritta gli strumenti per poter condurre questa battaglia, anche grazie a modifiche legislative a livello federale. Perché questa è ormai una sfida epocale.

Articolo di Roberto Porta, presidente ATG, apparso sul Corriere del Ticino del 20.12.2018

Roberto Porta nuovo presidente ATG

 Roberto Porta, responsabile della Redazione nazionale del Radiogiornale della RSI, è il nuovo presidente dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti. Porta subentra a Ruben Rossello ed è stato eletto oggi per acclamazione nel corso dell’Assemblea annuale dell’ATG. I soci hanno ringraziato Ruben Rossello per l’impegno profuso nei sei anni da presidente.

Al termine dei lavori, l’Assemblea ATG ha votato all’unanimità una risoluzione che richiama gli editori ad una maggiore comprensione del fenomeno dei giornalisti freelance, collaboratori dei media stampati ed elettronici.

L’abbassamento delle tariffe delle collaborazioni rende difficile oggi per un professionista immaginare di vivere con questo mestiere. L’Assemblea invita altresì la RSI ad evitare tagli nei programmi culturali, in un momento in cui, grazie anche al ruolo i servizio pubblico, resta uno dei pochi media ancora in grado di proporre un’offerta culturale completa.

Risoluzione completa

L’Assemblea dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti, riunita oggi in seduta ordinaria, richiama gli editori al problema crescente dei molti giornalisti freelance collaboratori dei giornali e dei media elettronici, la cui remunerazione negli anni è scesa fino a rendere difficile continuare a vivere di questo mestiere. Se si vuole che ai giornali collaborino dei giornalisti professionisti e non solo chi riesce a vivere con un altro mestiere, le collaborazioni vanno adeguatamente compensate. Il principio della giusta remunerazione, in base alla formazione, l’esperienza e il tempo impiegato è un principio che va riaffermato anche nell’ambito dei collaboratori dei mass media.

L’Assemblea richiama anche la RSI a voler applicare le misure di risparmio previste toccando il meno possibile l’offerta di programmi culturali, in particolare a Rete 2. Proprio in un momento di crisi dei giornali e dei media in generale, con tagli continui all’offerta culturale, il servizio pubblico deve potersi collocare in controtendenza assicurando quell’offerta che gli altri media non riescono a proporre. Ciò è stato anche il senso del largo sostegno avuto dal Paese alcuni mesi fa quando venne respinta l’iniziativa No Billag.


Convocazione Assemblea Annuale ordinaria 2018

 

Vi aspettiamo Sabato 17 novembre 2018 - ore 10.00 Hotel Colorado Lugano - Loreto.

Care colleghe, cari colleghi,

anche quest’anno dobbiamo registrare molte notizie dolorose, sul fronte dei giornali. Dopo più di 90 anni, improvvisamente e in modo inaspettato, almeno per come si sono svolti i fatti, ha cessato le pubblicazioni il Giornale del Popolo. A livello svizzero invece è scomparsa la versione cartacea di Le Matin e le ristrutturazioni operate dai diversi gruppi editoriali hanno portato alla perdita di troppi posti di lavoro. Tra le notizie allarmanti ricordiamo anche la crisi, poi parzialmente rientrata, dell’Agenzia Telegrafica Svizzera. Abbiamo invece salutato con grande soddisfazione il rigetto a livello popolare della iniziativa popolare detta “No Billag”, che avrebbe significato la quasi sicura chiusura della RSI. Il panorama insomma resta preoccupante. Per questo stiamo lavorando a favore di un nuovo CCL che tuteli maggiormente i lavoratori del nostro settore. E continuiamo ad esprimerci a favore di un giornalismo di qualità, che non può essere raggiunto senza il sostegno convinto alla stampa e ai mass media più autorevoli. Tutto ciò non ci distoglie dall’occuparci anche delle questioni piu attuali e quotidiane del nostro lavoro. Le preoccupazioni legate al significato della nostra professione e all’incidenza del lavoro di tanti giornalisti sui meccanismi della democazia.

Per discutere di tutto questo vi invitiamo a partecipare alla nostra Assemblea ordinaria 2018, che si terrà come consuetudine all’Hotel Colorado di Lugano – Loreto sabato 17 novembre 2018, alle ore 10.00.

Chiusura del Giornale del Popolo, sconcerto e prospettive

L'Associazione ticinese dei giornalisti esprime grande sconcerto e grande tristezza per l'annuncio dell'imminente chiusura, dopo 92 anni, del Giornale del Popolo. Una decisione che comporta una grave perdita per il panorama mediatico ticinese, privato di una voce originale che ha contribuito in modo significativo a garantire il pluralismo della stampa e del dibattito pubblico; e che porterà purtroppo al licenziamento di decine di colleghi e di impiegati amministrativi.

Ciò che sorprende non è solo la subitanea decisione della chiusura, che sappiamo determinata in larga parte dal fallimento di Publicitas, in arretrato di 4 mesi nel pagamento degli annunci già pubblicati sul giornale. Ci amareggia il modo con cui è stata gestita la crisi del giornale da parte dell'editore, che non ha voluto entrare nel merito di un'ipotesi di trasformazione del quotidiano in settimanale e che nelle scorse settimane non ha coinvolto la direzione e i giornalisti nella ricerca di altre soluzioni.

L'ATG non può che sottoscrivere l'appello della direttrice Alessandra Zumthor ai sostenitori del giornale e a chi ha a cuore il giornalismo della stampa in Ticino affinché la voce del Gdp non scompaia.

Ricordiamo in ogni caso che di fronte ai licenziamenti collettivi di una certa ampiezza vi è l'obbligo di presentare un piano sociale. Così come evidentemente esiste il dovere morale di alleviare il più possibile le conseguenze dei licenziamenti per colleghi che, qualcuno da più di 20 anni, hanno dedicato ogni energia e impegno per garantire l'uscita e la qualità del giornale. L'ATG sarà a fianco dei colleghi nella ricerca di valide soluzioni.

Da ultimo non possiamo non rilevare le conseguenze per la stampa tutta della cattiva gestione aziendale di quello che un tempo era il colosso della Publicitas. La libertà e il pluralismo della stampa sono beni troppo preziosi perché il mondo politico non si interroghi sulle tante ristrutturazioni e sparizioni di titoli a cui assistiamo da tempo anche in Svizzera.

Il comitato dell'Associazione dei giornalisti svizzeri


Agenda

11. März 2019

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La bourse est destinée à promouvoir un journalisme d’investigation de qualité. Les candidatures pour 2019 devront être déposées entre le 1er février et le 30 mars 2019.

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Dienstag, 26. Februar 2019, 18 Uhr

in Zürich

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Peter Klaunzer fotografiert Alain Berset

1.2.-2.3.2019

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10.01.-03.03.2019

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Freitag, 22. März 2019

Fribourg/Freiburg

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Freitag, 5. April 2019

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Samstag, 6. April 2019

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Einsendeschluss: Freitag, 4.1.2019

Preisverleihung: Mittwoch, 24.4.2019

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20.02.-05.05.2019

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Mittwoch, 22. Mai 2019, 18 Uhr

im Restaurant Neumarkt in Zürich

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Am Samstag, 29. Juni 2019 findet das traditionelle Fussballturnier der Redaktionen in Marly statt.

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