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Roberto Porta nuovo presidente ATG

 Roberto Porta, responsabile della Redazione nazionale del Radiogiornale della RSI, è il nuovo presidente dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti. Porta subentra a Ruben Rossello ed è stato eletto oggi per acclamazione nel corso dell’Assemblea annuale dell’ATG. I soci hanno ringraziato Ruben Rossello per l’impegno profuso nei sei anni da presidente.

Al termine dei lavori, l’Assemblea ATG ha votato all’unanimità una risoluzione che richiama gli editori ad una maggiore comprensione del fenomeno dei giornalisti freelance, collaboratori dei media stampati ed elettronici.

L’abbassamento delle tariffe delle collaborazioni rende difficile oggi per un professionista immaginare di vivere con questo mestiere. L’Assemblea invita altresì la RSI ad evitare tagli nei programmi culturali, in un momento in cui, grazie anche al ruolo i servizio pubblico, resta uno dei pochi media ancora in grado di proporre un’offerta culturale completa.

Risoluzione completa

L’Assemblea dell’Associazione Ticinese dei Giornalisti, riunita oggi in seduta ordinaria, richiama gli editori al problema crescente dei molti giornalisti freelance collaboratori dei giornali e dei media elettronici, la cui remunerazione negli anni è scesa fino a rendere difficile continuare a vivere di questo mestiere. Se si vuole che ai giornali collaborino dei giornalisti professionisti e non solo chi riesce a vivere con un altro mestiere, le collaborazioni vanno adeguatamente compensate. Il principio della giusta remunerazione, in base alla formazione, l’esperienza e il tempo impiegato è un principio che va riaffermato anche nell’ambito dei collaboratori dei mass media.

L’Assemblea richiama anche la RSI a voler applicare le misure di risparmio previste toccando il meno possibile l’offerta di programmi culturali, in particolare a Rete 2. Proprio in un momento di crisi dei giornali e dei media in generale, con tagli continui all’offerta culturale, il servizio pubblico deve potersi collocare in controtendenza assicurando quell’offerta che gli altri media non riescono a proporre. Ciò è stato anche il senso del largo sostegno avuto dal Paese alcuni mesi fa quando venne respinta l’iniziativa No Billag.


Chiusura del Giornale del Popolo, sconcerto e prospettive

L'Associazione ticinese dei giornalisti esprime grande sconcerto e grande tristezza per l'annuncio dell'imminente chiusura, dopo 92 anni, del Giornale del Popolo. Una decisione che comporta una grave perdita per il panorama mediatico ticinese, privato di una voce originale che ha contribuito in modo significativo a garantire il pluralismo della stampa e del dibattito pubblico; e che porterà purtroppo al licenziamento di decine di colleghi e di impiegati amministrativi.

Ciò che sorprende non è solo la subitanea decisione della chiusura, che sappiamo determinata in larga parte dal fallimento di Publicitas, in arretrato di 4 mesi nel pagamento degli annunci già pubblicati sul giornale. Ci amareggia il modo con cui è stata gestita la crisi del giornale da parte dell'editore, che non ha voluto entrare nel merito di un'ipotesi di trasformazione del quotidiano in settimanale e che nelle scorse settimane non ha coinvolto la direzione e i giornalisti nella ricerca di altre soluzioni.

L'ATG non può che sottoscrivere l'appello della direttrice Alessandra Zumthor ai sostenitori del giornale e a chi ha a cuore il giornalismo della stampa in Ticino affinché la voce del Gdp non scompaia.

Ricordiamo in ogni caso che di fronte ai licenziamenti collettivi di una certa ampiezza vi è l'obbligo di presentare un piano sociale. Così come evidentemente esiste il dovere morale di alleviare il più possibile le conseguenze dei licenziamenti per colleghi che, qualcuno da più di 20 anni, hanno dedicato ogni energia e impegno per garantire l'uscita e la qualità del giornale. L'ATG sarà a fianco dei colleghi nella ricerca di valide soluzioni.

Da ultimo non possiamo non rilevare le conseguenze per la stampa tutta della cattiva gestione aziendale di quello che un tempo era il colosso della Publicitas. La libertà e il pluralismo della stampa sono beni troppo preziosi perché il mondo politico non si interroghi sulle tante ristrutturazioni e sparizioni di titoli a cui assistiamo da tempo anche in Svizzera.

Il comitato dell'Associazione dei giornalisti svizzeri